Animali reali e i loro valori simbolici: la moralizzazione

Nel pensiero medievale ogni oggetto materiale possiede, prima dell’apparenza visibile e di ogni altra funzione, quella di segno, di specchio di verità spirituali o di insegnamenti o virtù.
In quest’ottica, l’universo diventa un enorme repertorio di simboli divini e un avvio alla sua decifrazione viene proprio dalle opere che illustrano i significati nascosti del creato.
I bestiari, come il Fiologo, si occupano appunto di catalogare gli animali e i loro comportamenti in vista di un insegnamento morale (un po’ come le fiabe o come le parabole).
Nel Fisiologo, come nei numerosi bestiari che hanno questo testo come riferimento, non dobbiamo aspettarci una base scientifica: già a un primo sguardo si nota come predominino gli elementi fantastici e le opere di adattamento dei dati naturalistici alle esigenze dell’interpretazione simbolica e allegorica (derivata dall’assunto tipicamente medioevale che la realtà è immagine o simulacro di realtà sovrasensibili e una via per la conoscenza del mondo invisibile).
Ecco perché spesso anche gli esemplari più comuni assumono comportamenti fantastici, adattandosi alle esigenze moralizzanti e didattiche tipiche degli exempla.

Per quanto riguarda la storia dell’arte, conoscere il significato simbolico degli animali è di vitale importanza per arrivare a comprendere iconografie medioevali che di primo acchito possono lasciare interdetti noi moderni, ma che per l’uomo del tempo erano immagini parlanti portatrici di un preciso significato immediatamente riconoscibile.

Alcuni esempi:

CASTORO

Cacciato per i suoi testicoli (usati nella medicina del tempo), quando si accorge di non avere vie di fuga dal cacciatore si castra con un morso e gli lascia i testicoli.
Se già non li possiede più, si volta a terra supino per mostrare al cacciatore che non possiede ciò che lui sta cercando.

ALLEGORIA/MORALE: se un uomo vuol vivere  castamente, deve strapparsi di dosso tutti i vizi e gettarli in faccia al diavolo; al demonio, una volta appurato che l’uomo non ha niente in sé che appartenga al vizio della lussuria, non resta che andarsene scornato.

PELLICANO

Quando i giovani pellicani crescono, iniziano a beccare forte i genitori; questi rispondono fino a ucciderli. In seguito però ne provano compassione e dopo tre giorni di pianto, la madre si lacera il petto e lascia cadere il sangue sui piccoli, risuscitandoli.

ALLEGORIA/MORALE: il pellicano è Cristo (anche in Dante. Par. XXV, 113). Il Fisiologo cita libro di Isaia: «Ho generato e elevato dei figli, ma essi mi hanno respinto»; poi il Cristo è morto in croce e versando il suo sangue ha resuscitato gli uomini suoi figli.

Il pellicano è un simbolo cristologico ricorrente:
Cristo ha donato il suo sangue per far rinascere a vita eterna gli uomini (che, ingrati, l’hanno messo in croce).

ELEFANTE

Dice il Fisiologo che non abbia desiderio di congiungimento carnale: quando arriva il momento di generare va in Oriente; qui la femmina coglie e porge al maschio un frutto di mandragora, che lo stimola al concepimento. Si credeva non avessero articolazioni alle ginocchia, per cui quando cadevano non erano più in grado di rialzarsi; per questo motivo per riposarsi si appoggiavano ad un albero. Se l’albero si rompeva (o il cacciatore, che conosce la sua natura, glielo sega parzialmente), l’elefante cadeva e si metteva a barrire chiedendo aiuto. In suo soccorso arrivavano altri elefanti, ben dodici, ma nessuno riusciva a rialzarlo. «Dopo di tutti , viene un piccolo elefante, pone sotto di esso la proboscide e lo solleva».
ALLEGORIA/MORALE: gli elefanti sono immagini di Adamo e Eva: quando erano nell’Eden non conoscevano l’unione carnale (peccato originale). «Poi arriva il grande elefante, cioè la Legge, ma non è stato in grado di sollevarlo; poi i dodici elefanti, cioè la schiera dei profeti e neanche loro riescono a sollevare l’uomo caduto;

dopo di tutti è arrivato il santo elefante spirituale e ha sollevato l’uomo da terra. Il più grande di tutti è divenuto schiavo di tutti: ha umiliato se stesso per salvare tutti». Ovviamente si tratta ancora di un’immagine cristologica.

BALENA

Per lunghi periodi la balena galleggia sulla superficie del mare, tanto che il suo corpo si copre di sabbia. I marinai che si avvicinano la scambiano spesso per terra ferma, gettano l’ancora e si fermano per cucinare il loro pasto. Ma appena la balena sente il calore del fuoco acceso sulla pelle si inabissa, portando con sè i marinai e la nave intera.
ALLEGORIA/MORALE: diavolo, che inganna e porta giù nell’inferno i deboli di fede.

Inoltre, la balena si nutre allargando la bocca di piccoli pesci, allettati dal profumo che emana aprendola.
ALLEGORIA/MORALE: chi si fa allettare dai bassi desideri, viene presto divorato dal diavolo.

LEONE

È il re degli animali (infatti in genere è il primo a essere descritto nei bestiari).

Si dice che dorma sempre con gli occhi aperti (non a caso una coppia di leoni si trova a guardia prima dei templi dell’antico Egitto, poi delle porte delle chiese cristiane).
I suoi piccoli nascono morti: solo quando, dopo 3 giorni, la madre gli alita addosso o il padre gli ruggisce nelle orecchie, essi prendono vita.

ALLEGORIA/MORALE: il leone rappresenta l’aziona salvifica di Dio padre che resuscita, dopo tre giorni, Cristo dal sepolcro.

Questi non sono che pochissimi esempi!

Per chi volesse approfondire, consiglio vivamente bestiary.ca: un sito ricchissimo di descrizioni e immagini (per lo più miniature) organizzato in modo da facilitare anche riferimenti incrociati con un’agile consultazione. Una vera manna: se, come me, finirete con l’appassionarvi all’argomento, ci passerete le ore!

Edizione di riferimento: Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, Milano, Adelphi, 1975

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