Uomini ai confini del mondo: creature esotiche nell’abbazia di Vézelay

La basilica di Santa Maddalena a Vézelay, in Borgogna è uno dei luoghi più sacri sulle rotte del pellegrinaggio francesi; per le persone in viaggio per Gerusalemme e per Santiago de Compostela era punto di sosta obbligato. Costruita in origine come luogo di culto per le reliquie di Maria Maddalena, nell’XI secolo, è anche il luogo in cui san Bernardo predica la Seconda Crociata nel 1146 e da dove re Riccardo Cuor di Leone e Filippo II partono per la Terza.

Noi ci fermeremo alla soglia, per appuntare l’attenzione sul ricchissimo portale centrale.

Proprio qui, all’entrata, il pellegrino di nove secoli fa sollevava gli occhi verso il timpano dove troneggia un grande Cristo dalle braccia spalancate nell’atto di inviare gli apostoli, raggruppati intorno a lui, a predicare il Vangelo nel mondo (così come si legge in Matteo: «Andate, dunque, e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».)

Per farlo, si dovranno spingere ai quattro angoli della terra, fino ai confini del mondo, fino alle rive invalicabili dell’oceano, che qui è rappresentato sinteticamente nel bordo ondulato che li circonda. Dovranno affrontare paesi mai visti, popoli esotici, genti lontane dalle strane abitudini e dalle strane fattezze.


Di queste strane genti che abitano i confini del mondo conosciuto, il nostro portale dà una rassegna meravigliosa (è il caso di dirlo): il semicerchio disegnato intorno all’immagine principale diventa un compendio delle razze mostruose, già conosciute attraverso i testi delle autorità del passato (Plinio il Vecchio in primis).

Andiamo a individuarle:

Panozi

Si tratta di una popolazione che abita la lontana Scizia, area molto vasta che oggi comprenderebbe Caucaso, Ucraina, Kazakistan, Russia, Georgia. Come si vede dal loro ritratto, la loro particolarità è quella di possedere orecchie enormi, talmente grandi da toccare terra e da poter essere usate da loro all’occasione come coperta o giaciglio.

Pigmei

Etimologicamente il loro nome significa “alti un cubito” (misura antica che corrisponde alla distanza tra gomito e punta del dito medio, cioè circa mezzo metro): sono così piccoli che per salire in groppa al cavallo, hanno bisogno di una scala. Lo stesso nome di questo leggendario popolo, oggi designa il  gruppo etnico che noi tutti conosciamo, caratterizzato proprio dalla bassa statura.

Etiopi

Senza corrispondenza geografica precisa con lo stato odierno, a queste popolazioni africane era attribuito un naso camuso, qui volutamente esagerato per caratterizzare la tenera coppia, fino a sembrare quello di un maiale.

Cinocefali

Come indica l’etimologia, sono genti dalla  testa di cane; nella maggioranza dei casi, si attribuiscono a questo popolo caratteristiche negative quali l’irrazionalità, l’aggressività e la dissolutezza dei costumi (anche se in questo caso sembrano particolarmente civili, visti gli abiti e i calzari). Questa razza mostruosa ha origini che si perdono nel tempo, basti pensare al dio egizio Anubi, dalla testa di sciacallo; per sapere di più sui cinocefali nel contesto dell’arte cristiana, rimando a questo post.

Tutte queste creature non sono lì per un capriccio d’artista: il contesto pienamente cristiano in cui sono inserite vuole trasmettere l’idea che la loro esistenza sembra rientrare nel piano divino della Creazione.

Tentando di attualizzare il pensiero, oggi quel messaggio si potrebbe tradurre: se si possono postulare altri mondi nell’universo (con abitanti “alieni” che ancora l’uomo non conosce, ma comunque possibili), anche quelli sono creazione del medesimo dio e anche loro devono conoscere il suo messaggio. Forse suona un po’ come un’esagerazione, ma la storia ci insegna che il cristianesimo ha una logica colonizzatrice.

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