L’arte è un pacco?

Film vecchio di più di 30 anni, ma di eterna attualità!
Ogni volta che posso, lo propongo ai seminari: la risata erompe, l’atmosfera si rilassa e si moltiplicano i commenti , perché si rompe la barriera che vuole l’arte sempre e comunque come una cosa seriosa.
È inevitabile immedesimarsi: a chi non mai successo di trovarsi a disagio di fronte a un’opera che non riesce a capire?


Questo capita nella stragrande maggioranza dei casi con l’arte contemporanea. E Sordi e la buzzicona in Vacanze intelligenti interpretano molto bene quel sentimento diffuso che ti fa pensare: ma che roba è? Magari con un po’ di smarrimento e di senso di inadeguatezza.
C’è da dire, ma questa è solo la mia opinione, che l’arte oggi ha perso un po’ il suo potere comunicativo per essere solo o provocazione o vuoto divertimento (magari tendente al trash). Sono pochi (ma ci sono!) gli artisti in grado di trovare vie potenti e nuove di identificazione con chi fruisce delle loro opere.
Che sia “colpa” del nostro atteggiamento se non arriviamo a capire? Non è che ci lasciamo un po’ troppo intimidire dall’atmosfera compassata di certe mostre e perdiamo lucidità di giudizio?
Il pubblico che oggi si accosta all’arte contemporanea è quasi interamente composto da addetti ai lavori a vario titolo; penso, oltre agli artisti, all’entourage di collezionisti, mercanti d’arte, critici, amatori e giornalisti che parleranno dell’evento sulla stampa e sul web.
Insomma: pochi sono quelli spinti dalla semplice curiosità… e fra questi ci sono molti che vi si accostano sentendosi in dovere di capire!
Ed ecco come diventa possibile che la moglie di Sordi venga accettata senza batter ciglio come parte di un’opera stravagante, senza più stupore! Dubbi non ne vengono e un simile atteggiamento di certo non spinge all’interpretazione, alla critica, alla comprensione… Poi si arriva a casa e tra le pareti domestiche, recuperata un po’ di intimità, si può anche sbottare, senza il timore di essere scambiati per ignoranti o insensibili, un liberatorio “ma non era una cazzata?”

Perché? Che cosa ci è sfuggito? C’era un messaggio?
Non farebbe male puntare un po’ di più sull’educazione del pubblico, cercando di fornire un apparato critico che vada oltre l’informazione su date e nomi (mi è successo di pagare guide che hanno parlato di per un ora lasciandomi l’impressione di non avere detto assolutamente nulla).
Non è certo cosa facile né immediata, ma si potrebbe iniziare invitando a dire, a interpretare, meglio se con una possibilità di confronto con le opinioni altrui. Insomma, un rapporto più diretto, da protagonisti  e da complici con l’arte contemporanea si può avere.
A patto che sia senza paure e che non ci si lasci intimidire! Apriamo occhi e mente: l’arte si indaga interagendo.

Sergio Vanni, L’arte è un pacco (fonte equilibriarte.net)

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