Fondazione Vedova

In bilico sulle Zattere a Venezia

Su progetto di Renzo Piano, amico personale di Vedova, l’ex magazzino del sale alle Zattere, affacciato sulla laguna veneziana, da qualche anno si è trasformato in fondazione per esporre le opere di Emilio Vedova nello spazio che era stato il suo studio e laboratorio.

Lo spazio espositivo dedicato interamente all’artista è un esempio di raffinata riconversione di un edificio antico mettendolo in dialogo con l’arte contemporanea e creando  un legame tra la storia e il presente.

L’allestimento pensato da Renzo Piano saggiamente non tocca l’architettura, ma agisce unicamente sull’esposizione, la cui idea chiave è il movimento. Niente quadri appesi staticamente alle pareti, ma un sistema meccanico che, come in un jukebox, estrae da una rastrelliera i quadri e li porta fino alla collocazione prevista, sospendendoli a diverse altezze davanti agli occhi dei visitatori, per poi riporli e presentarne altri.

Insomma, un museo “dinamico”, che permette di girare intorno all’opera, spiarla e che inverte il movimento tra opera e spettatore cui si è abituati, perché noi stiamo fermi e sono  i quadri a spostarsi.
Un allestimento che rispecchia pienamente la volontà di Vedova di staccare il quadro dalla sua fissa bidimensionalità e frontalità (che si può solo “contemplare”), per gettarlo nello spazio, come aspirava a fare con la serie Plurimi.

È una soluzione espositiva davvero audace, unica al mondo, possibile perché pensata apposta per il singolo artista. Ed è finalmente uno spiraglio di novità dal punto di vista museografico per l’allestimento dell’arte contemporanea, troppo spesso annichilita da muri bianchissimi (che vorrebbero essere neutri ma non lo sono) dai quali ci guarda sempre un po’ spaesata, finendo con lo spaesare anche noi.

Non so fino a che punto il rumore del congegno sia voluto; c’è chi vi ha letto l’intenzione di riprodurre sonoramente la fatica del lavoro ripetitivo degli schiavi che per secoli hanno trascinato in quei luoghi di stoccaggio pesanti sacchi di sale. Io ci vedo più la macchina teatrale, che scandisce le scene, cambia i fondali, genera l’attesa di nuovi sviluppi e risvolti della storia sulla scena.

Il tutto giostrato con estrema leggerezza, sempre che non ci si distragga prendendosi una tela 2×2 in testa!

Sito ufficiale: fondazionevedova.org
Altre foto sono disponibili qui.

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Archiviato in Approfondimenti, Museologia, Seminari 2011-12

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