Il Green Man

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Continua il viaggio tra le figure seminascoste in capitelli, mensoline o volte delle chiese medievali.

Sbirciando sarà capitato a tutti di vedere strani volti circondati da motivi vegetali: uomini che sputano rami e foglie da bocca o narici o i cui capelli si trasformano in fronde.
Questo motivo abbastanza frequente è conosciuto come Green Man (letteralmente: Uomo Verde), ma questo nome è convenzionale, nel senso che descrive la raffigurazione, ma non aggiunge informazioni sul suo significato originario, sul quale il tempo ha steso il suo velo e sul quale si possono solo fare congetture (salvo volerlo trattare come semplice motivo decorativo).
La coniugazione in unica immagine di  forma umana e vegetale evoca l’idea di una relazione tra uomo e mondo naturale, cosa che suscita interesse se il contesto è il luogo sacro di una chiesa.
Si possono distinguere due categorie principali categorie di Green Man: quello con capelli e/o barba a forma di fogliame (un po’ come un quadro di Arcimboldo) e quello con foglie o rami che fuoriescono da bocca, naso , orecchie e occhi, in varie combinazioni.

Mondo antico

Per interpretarne il significato dobbiamo risalire alla mitologia del mondo antico: in epoca precristiana questi particolari mascheroni che si affacciano dalle architetture rappresentano le divinità più vicine alla natura, come Pan, Bacco, Demetra, Dioniso e i culti misterici che crescono intorno a loro.
Proprio Dioniso, dio arcaico dell’energia naturale, della vegetazione e dei frutti, è spesso considerato il riferimento principale per l’iconografia del Green Man medievale. Infatti abitualmente lo si raffigura con una corona di foglie e frutti (solo più tardi verrà associato principalmente al vino e con questo all’ebbrezza e all’estasi sessuale).

Mondo cristiano

Il Cristianesimo riconverte questo simbolo pagano e lo adatta alla sua visione del mondo (con un procedimento simile a quello che fa della colomba, simbolo antico di purezza, l’emblema dello Spirito Santo). Tralci e fogliame permangono nelle chiese medioevali come motivo decorativo e come allusione alla capacità rigeneratrice della natura; una rigenerazione che, nella casa di Dio, viene trasposta in chiave spirituale.

Perso il legame con le divinità pagane, dunque, resta la carica simbolica del Green Man: l’uomo, in quanto parte della natura, nasce-cresce-muore (secondo il ciclo di ogni cosa naturale), ma ha in sé (nella parte più alta del suo essere uomo) la capacità di rigenerarsi, di rinascere… per dirla con parole cristiane, di risorgere.
Una risurrezione che può essere pensata da una prospettiva cristiana (so di addentrarmi in un terreno non mio, quindi le mie sono solo ipotesi) come un inizio (il battesimo, l’iniziazione alla vita religiosa),un durante (gli ostacoli della vita, il cui superamento ci fa sentire “rinati”) e una fine (il  Giorno del Giudizio, atteso dai cristiani come speranza di vita eterna).
La stessa valenza simbolica di rigenerazione va letta in quelle figure di animali (esistenti o immaginari) rappresentate con tralci fuoriuscenti dalla bocca o la cui coda termina con un ciuffo di foglie (come il leone di Angoulême nella foto in fondo a questo post).

Immaginario medievale

Mettendo da parte il pensiero cristiano, si potrebbe anche associare il Green Man all’Uomo Selvaggio.
Nel Medioevo infatti l’immaginario popolare suppone l’esistenza di uomini che vivono nel profondo delle foreste, lontani in tutto e per tutto dalla civiltà e dalle sue regole.
Sottoposto unicamente alla legge di natura, l’Uomo Selvaggio è, esattamente come il Green Man, una presenza benigna e terrificante allo stesso tempo. Proprio come benigna e terrificante può essere la Natura (o il potere di Dio).

Per saperne di più, segnalo il sito greenmanenigma.com interamente dedicato all’argomento, con altre teorie e interpretazioni.

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