Restauro di affreschi

Corso Restauro: Secoli d’arte da sfogliare, Lezione 2

Le slide viste al corso sono disponibili qui.

restauro affreschi cop

LA TECNICA

Il nome deriva dal procedimento usato: i colori vengono stesi su una porzione di intonaco umido, fresco, che li assorbe nell’arco di 6/8 ore (a fresco > affresco); se ben realizzata (buon fresco), è una tecnica molto resistente nel tempo.

Per capire come vengano eseguiti i restauri di affreschi è necessario iniziare con una sintesi della tecnica.

  1.   Sulla parete, ben pulita, si stendeva un primo strato di intonaco grossolano: il rinfazzo (o ranfazzo)
  2.   Una volta asciutto, si procede con la stesura dell’arriccio (un intonaco di grana più sottile, fatto di calce spenta e sabbia).
  3.   Sull’arriccio era riportato il disegno (sinopia) del soggetto da dipingere; in genere l’artista creava prima uno schizzo su carta (cartone preparatorio) che poi veniva  riprodotto sulla superficie da affrescare.Come si passava dal cartone preparatorio alla superficie da dipingere?

C’erano varie procedure per farlo:

  • SPOLVERO
    Le linee del disegno venivano forate con un punteruolo, quindi il cartone era appoggiato sull’arriccio. Poi lungo la foratura era premuto un sacchetto contenente finissima polvere di carbone che, passando attraverso i piccoli fori, lasciava sull’arriccio la traccia puntinata del soggetto.
  • INCISIONE INDIRETTA O RICALCO
    Il cartone, di un tipo più pesante e spesso rispetto a quello usato nello spolvero, applicato sulla parete e ripassato con uno stilo metallico, che lasciava un segno inciso nell’intonaco.
  • INCISIONE DIRETTA
    È una tecnica usata più raramente: l’artista tracciava sull’intonaco ancora umido le linee del disegno, utilizzando una punta metallica e senza servirsi del cartone.
  • QUADRETTATURA
    Il maestro preparava il cartone col disegno, che veniva suddiviso in riquadri; su grandi fogli di carta incollati, e divisi in riquadri come il cartone, veniva riportato il disegno in scala, nella misura ritenuta opportuna. Poi i fogli venivano tagliati in parti le cui dimensioni corrispondevano alla porzione di affresco che si riteneva di realizzare in una giornata di lavoro, e riportati sulla parete. In questo modo anche gli allievi potevano eseguire fedelmente il lavoro secondo il progetto del maestro.

La stesura del colore doveva essere rapida; la mano del pittore si doveva muovere sull’intonachino ancora bagnato. Per questo si sceglieva una porzione di superficie che si poteva dipingere nel lasso di tempo in cui l’intonachino restava umido.

Nel farlo si poteva procedere:

a pontate (metodo più antico, abbandonato già da Giotto), che consisteva nel dipingere la parte di muro bagnata raggiungibile in una pontata dell’impalcatura. Se la composizione da realizzare era molto ampia, poteva succedere che la realizzazione pittorica di una figura, o di un’intera scena, doveva interrompersi bruscamente se era collocata fra due diverse impalcature.

Oppure

a giornate: veniva steso solo lo strato di intonachino che il pittore pensava di poter dipingere fino a quando l’intonaco si manteneva umido, cioè per circa 6-8 ore, una giornata di lavoro (da cui il nome).

MICHELANGELO E LA SISTINA

Le nozioni tecniche sono servite  durante la lezione non solo a visualizzare il modo di procedere di Michelangelo nella cappella Sistina (trovando, per esempio, le giunture tra le giornate), ma soprattutto a capire meglio le tante critiche fatte al più recente restauro. Infatti si è visto come a causa della pulitura si siano completamente e irreversibilmente perse  le rifiniture a secco, cioè tutti quei particolari che Michelangelo aveva aggiungo una volta asciugato l’intonaco, ma non per questo meno importanti.

Quanto detto a lezione in merito al restauro (1980-1984) della Sistina lo potete trovare su qui; in questo breve riassunto mi limito a sottolineare quanto sia importante capire le tecniche usate prima di qualsiasi intervento di restauro. Che questo sia fondamentale lo dimostrano foto come questa, scattate prima e dopo l’intervento di pulitura:

restauro

Come si può notare, sono scomparsi gli occhi, evidentemente tracciati a secco.  Questo, come numerosi altri dettagli (se si possono considerare dettagli gli occhi su un volto), sono scomparsi per sempre.

Partendo dal presupposto che Michelangelo avesse utilizzato un unico metodo in tutta l’opera, i restauratori decisero di utilizzare un unico metodo anche nel restauro. Fu deciso che tutti gli strati scuri di colla animale e nero fumo, tutta la sporcizia, e tutte le aree sovradipinte dovevano essere considerate egualmente spurie: si misero sullo stesso livello, quindi, depositi di fuliggine, primi tentativi di restauro e ritocchi realizzati dai primi restauratori con l’obiettivo di ravvivare l’aspetto del lavoro. Basandosi su questa decisione, i chimici che facevano parte del team dei restauratori decisero di utilizzare un solvente che riportasse nuovamente alla luce lo stato originario degli affreschi. Dopo il trattamento, solo ciò che era stato dipinto a “buon fresco” sarebbe rimasto… purtroppo.

I restauri storici della Sistina

Come abbiamo più volte sottolineato, un’opera difficilmente ci giunge senza alle spalle almeno un tentativo di restauro e la Sistina non fa eccezione: testimonianze scritte ci raccontano secoli di puliture (tese a rimuovere lo strato di sporcizia dovuto all’uso delle candele combinato con un alto tasso di umidità nella muratura, con conseguente fuoriuscita di sali in superficie) e secoli di interventi di ripristino (di crepe, fratture, distacchi della pellicola pittorica, infiltrazioni).

Ovviamente le pratiche di questi “restauratori” ci vengono descritte solo in parte dalla letteratura del tempo, ma qualche testimonianza c’è:
– 1625: pulitura con mollica di pane, a volte inumidita, per rimuovere le incrostazioni. Il suo resoconto di Lagi attesta che gli affreschi “erano ritornati alla loro precedente bellezza senza ricevere alcun danno”. Molto probabilmente applicò anche della vernice collosa senza dire niente, per preservare il segreto della sua abilità.
– 1710-13: Mazzuoli pulisce con spugne intinte nel “vin greco”, per rimuovere lo sporco causato dalla fuliggine e dalla polvere trattenuti nei depositi oleosi del precedente restauro
– 1825: tutto il Giudizio Universale viene ripassato con vernice a colla, che subito vivifica i colori, ma col tempo si ossida e si scurisce
– 1935-38: consolidamento dell’intonaco

A lezione abbiamo visto qual è la metodologia odierna di restauro degli affreschi, e come si agisce quando non è proprio più possibile una conservazione in situ dell’opera ( → video)

LEONARDO E L’ULTIMA CENA

Insofferente alla tecnica del “buon fresco” è stato Leonardo. Ne è esempio il Cenacolo dipinto nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano, dipinto sì su intonaco, ma con tempera (e forse leganti oleosi).

Appena terminato il dipinto, Leonardo si accorse che la tecnica che aveva utilizzato mostrava subito gravi difetti: nella parte a sinistra in basso si intravedeva già una piccola crepa. Si trattava solo dell’inizio di un processo di disgregazione che sarebbe continuato inesorabile nel tempo.
A soli vent’anni dalla sua realizzazione, Vasari lo descrive in modo inequivocabile: “non si scorge più se non una macchia abbagliata”. Il problema sarà sempre più grave, tanto da rendere difficile perfino distinguere le figure.
Non c’è da stupirsi, quindi, che anche i restauratori del tempo abbiano avuto qualche incertezza su  come operare per stabilizzare le cadute di colore e ridare qualche contorno ai Dodici.

Pare sia stata proprio un’incomprensione di questo genere a mettere in mano a san Pietro anziché a Giuda il coltello sul cui significato (vista la mano che lo impugna) tanto si è disquisito e  tante interpretazioni i ha suscitato (non per ultima quella di Dan Brown nel Codice da Vinci).
La questione è trattata con molta finezza in ogni suo affascinante dettaglio in questo articolo di Alberto Cottignoli.

Il restauro, iniziato nel 1977 e durato un ventennio, è riassunto qui e qui.

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1 Commento

Archiviato in Restauro

Una risposta a “Restauro di affreschi

  1. Juli

    L’ha ribloggato su Michael Angelvs Bonarotvse ha commentato:
    Sempre in merito al restauro…

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