Lost art

Storie dell’arte attraverso opere scomparse

Segnalo una mostra virtuale (non poteva essere altrimenti) davvero particolare che racconta la storia di come, per circostanze a volte straordinarie a volte banali, molte opere del secolo scorso sono andate perdute.
Fra di loro, nella Gallery of Lost Art ne scopriamo della mano di Braque, Duchamp, Schwitters, Miró , Beuys , Khalo; come in un giallo, si è trascinati all’interno della storia delle singole “sparizioni”, delle quali  restano solo le ultime tracce.

La home del sito si presenta come una foto dall’alto di un grande ufficio-magazzino-laboratorio open space; zoomando sui tavoli, si accede alla categorie della Lost Art:
Attaccate (da persone, gruppi  o forze politiche)
Distrutte (a causa di incendi, terremoti, guerre…)
Scartate (dagli artisti stessi o dai collezionisti)
Effimere (create con materiali inusuali, destinati a un veloce  deperimento, come il feltro o il cioccolato)
Cancellate (dalla mano stessa dell’artista, che le ripensa e vi pone mano)
Perse (cioè di cui si ha testimonianza scritta ma non si conosce l’ubicazione)
Rifiutate (dai proprietari stessi, che dopo averle acquistate vogliono disfarsene)
Rubate (nei musei e nelle collezioni)
Transitorie (cioè non conservabili poiché labili e temporanee, come le performances)
Mai realizzate (incomplete, interrotte o rimaste allo stato di progetto)

Una rassegna che apre tante strade di riflessione.

Joseph Beyus, Vestito di feltro , 1970 foto del 1981Vestito dall’artista durante una performance del 1977, è stato prodotto in 100 esemplari (uno è nella collezione della Tate) e nonostante le precauzioni prese  è stato attaccato dalle tarme irrimediabilmente. Il museo ha deciso di non esporlo più e quel che rimane dell’abito scultura è ormai chiuso in deposito.

Joseph Beyus, Vestito di feltro , 1970 foto del 1981
Indossato dall’artista durante una performance, è stato prodotto in 100 esemplari (uno è nella collezione della Tate) e nonostante le precauzioni prese è stato attaccato dalle tarme irrimediabilmente. Il museo ha deciso di non esporlo più e quel che rimane dell’abito scultura è ormai chiuso in deposito.

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