La cappella Scrovegni: 700 anni di storia

Corso Restauro: Secoli d’arte da sfogliare, Lezione 3

Le slide viste al corso sono disponibili qui

LA STORIA E LA COMMITENZA

La Cappella intitolata a Santa Maria della Carità, affrescata tra il 1303 e il 1305 da Giotto su incarico di Enrico degli Scrovegni  costituisce uno dei massimi capolavori dell’arte occidentale. È costituita da un unico vano di 20,5 x 8,5 m e di 18,5 m in altezza (un totale di circa 1000 mq di superficie dipinta) con copertura a botte.
La narrazione ricopre interamente le pareti con le storie della Vergine e del Cristo, la serie di allegorie dei Vizi e delle Virtù, concludendosi idealmente nel Giudizio Universale della controfacciata.

Come ci si legge il libretto di un’opera prima di andare a sentirla, anche per apprezzare l’iconografia così splendidamente concepita della cappella Scrovegni è necessario avere strumenti di lettura che orientino nei soli 20 minuti concessi della visita.
Noi, chiaramente, ci occupiamo di restauro, quindi più informazioni le potete trovare qui e su wikipedia.

Quello che lascia interdetti è il fatto che una cappella privata e mausoleo di famiglia si sia trasformata in una sorta di immensa Biblia pauperum, per di più dipinta da Giotto al culmine della sua notorietà.
In effetti Enrico Scrovegni aveva piani grandiosi: in un documento  del 1305 i vicini Eremitani si lamentano  che Enrico stia facendo costruire un campanile, presso la nuova chiesa «in grave scandalum, damnum, praejuditium et iniuriam» dei frati, che si vedevano quindi privati della esclusiva prerogativa (redditizia anche per le offerte che comportava) di chiamare pubblicamente i fedeli agli uffizi religiosi. In questa supplica essi si riferiscono al fatto che il permesso ottenuto dagli Scrovegni era di costruire una piccola chiesa, quasi un oratorio, per sé, la moglie, la madre e la famiglia, senza affluenza di pubblico; mentre invece, con i nuovi progetti, la cappella rischiava di trasformarsi in una grande chiesa, con annesso portichetto (quello demolito nell’800 e un’ala laterale, cui si accedeva da porta a destra).

STA

L’edificio era originariamente collegato al palazzo di famiglia , fatto erigere dopo il 1300, seguendo il tracciato ellittico dei resti di dell’arena romana a Padova. L’incisione riproduce oltre al palazzo la chiesetta con un vestibolo a portico, aggiunto e affrescato dopo la consacrazione della Chiesa.
Sia il palazzo che il portico antistante la cappella verranno demoliti nel corso dell’800. La demolizione di tali strutture (passate in eredità alla famiglia Gradenigo-Foscari), a contatto col fianco settentrionale della chiesetta, può essere stata la causa prima delle lesioni esistenti tra la volta e la parete di facciata: la demolizione del palazzo lasciò esposta la parete settentrionale dell’oratorio all’umidità e alle piogge, compromettendone anche la stabilità.
Come se ciò non bastasse, nel 1885, su decisione del Consiglio comunale, che aveva acquistato la cappella nel 1880, venne rimossa la decorazione a fresco della facciata, aggravando la situazione di permeabilità ai fenomeni di umidità del paramento murario in mattoni.

Il motivo principe della smania edificatoria di Enrico è l’intenzione di riabilitare il nome di famiglia, la cui agiatezza posava sugli ingenti guadagni ricavati dall’attività di usuraio di quel Reginaldo Scrovegni, padre di Enrico, che Dante colloca nel settimo cerchio dell’Inferno (canto XVII).
La cappella è quindi offerta come espiazione del peccato di usura e i riferimenti non mancano di certo nell’iconografia (si veda il ricorrere dell’immagine della borsa di denari)

usura tema

Piccola parentesi su Dante:

Siamo nel settimo cerchio, quello dei violenti, diviso in 3 gironi:
– violenti contro il prossimo (omicidi, tiranni, predoni)
– violenti contro se stessi (suicidi, scialacquatori)
– violenti contro Dio, natura e arte (rispettivamente bestemmiatori, sodomiti, usurai)

Gli usurai, secondo la concezione medievale, sono peccatori perché sfruttano da parassiti il lavoro degli altri.
Sul piano religioso si considerava l’usuraio ripugnante innanzitutto perché il suo è l’unico peccato che non concede mai riposo: i libertini, gli assassini, i bestemmiatori, gli spergiuri non sono permanentemente impegnati nelle loro colpe, mentre lo strozzino continua ad accumulare capitale anche mentre dorme, mangia o ascolta la predica, negando il “naturale” avvicendamento del lavoro e del riposo.
Si vedeva nell’usura, perciò, la rottura del legame tra l’uomo e il suo lavoro (arte), che Dio ha imposto di esercitare, contrariamente a quanto fa l’usuraio, con il “sudore della fronte”.
Per capirsi: oggi Dante metterebbe all’Inferno non tanto i moderni strozzini, ma i grandi speculatori finanziari!

L’ULTIMO RESTAURO

Tenendo conto di tutti i problemi  legati ai restauri precedenti, che potete trovare qui, mi limito a segnalare questo video come sintesi di quanto detto a lezione sulle fasi dell’intervento.

I TIPI DI ALTERAZIONI

(con riferimento alle immagini nel pdf del corso)

Bottaccioli
Si definiscono con questo termine quelle escrescenze tondeggianti dell’intonaco, in genere di ridotte dimensioni, prodotte dall’inclusione nella malta di granuli di calce non sufficientemente spenta o idrata, che tendono nel tempo, per assorbimento di umidità nell’atmosfera ad aumentare gradualmente di volume, e possono, per progressione del fenomeno di idratazione, distaccarsi e lasciare nell’intonaco una caratteristica lacuna a forma di cratere. Come tali i bottaccioli fanno parte delle forme di alterazione degli strati preparatori prodotte da un difetto nella tecnica di esecuzione.
La loro presenza non si può dire irrilevante nella cappella dal momento che sono stati individuati su vari riquadri sotto forma sia di escrescenze che di lacune.

Chiodi e grappe
Nel corso dei restauri ottocenteschi i distacchi dell’intonaco dalla struttura muraria che si verificano senza gravi deformazioni, sono stati consolidati mediante vincoli meccanici di tipo puntuale quali chiodi o piccole grappe in rame, bronzo o ottone. I chiodi sono allocati in apposite sedi, ricavate con un trapano nell’intonaco e nella muratura, e ancorati, iniettando nel foro una malta idraulica, di cui non si conosce la composizione, ma che poteva verosimilmente avere una formulazione analoga al mastice utilizzato per la riadesione degli stacchi di intonaco. La densità di distribuzione di questi elementi metallici sulle superfici affrescate è indubbiamente rilevante e risulta particolarmente elevata (nell’ordine di varie migliaia) in coincidenza della volta e della parete sinistra . I consolidamenti effettuati con questa tecnica risultano ancora efficaci su circa un 50% delle aree trattate. Nella maggioranza dei casi i chiodi e i relativi fori di alloggiamento sono coperti da stuccature di forma approssimativamente circolare, spesso sbordanti sull’originale e mascherati da ritocchi a tempera ormai alterati di tono.

Deformazioni
Porzioni di intonaco che per cause diverse – dissesti statici, infiltrazioni di umidità, interventi di stacco, restauro, ecc. – non si trovavano più a giacere sul piano di stesura originario, determinando talvolta una distorsione dell’immagine dipinta. Nella maggior parte dei casi il danno è conseguenza di una frantumazione dell’intonaco e di uno spostamento verso l’esterno dei frammenti, poi consolidati senza curarne la ricollocazione in piano.

Graffi
Sono stati rilevati sia per gli strati preparatori che per gli strati pittorici, anche se per entità il danno interessa prevalentemente questi ultimi. La presenza di graffi è da ricondurre in primo luogo a opere di manutenzione degli affreschi della cappella, quali ad esempio di rimozione di polvere o ragnatele dalle superfici mediante utensili che accidentalmente hanno danneggiato la superficie. Le più fragili campiture ad azzurrite di cieli e manti sono le parti che maggiormente hanno sofferto di questi interventi .

Lesioni per dissesti statici e bombardamenti
L’esteso quadro fessurativo documenta i gravi dissesti statici subiti dalla cappella sia a causa della sua particolare conformazione architettonica che delle vicende costruttive del complesso di appartenenza, ulteriormente aggravati dal susseguirsi di eventi a carattere eccezionale quali bombardamenti della seconda guerra mondiale e terremoti (1976).

Stacchi
Due affreschi erano stati staccati: Cristo fra i dottori e l’andata al Calvario. 1881: fu accettata all’unanimità la proposta del Bertolli di staccare questi due riquadri molto deteriorati, per applicarli su un nuovo supporto in rame e ricollocarli alloro posto dopo aver praticato nella parete una sorta di intercapedine in modo da evitare il contatto fra retro dell’affresco staccato e muratura umida. La soluzione fu, per quei tempi, piuttosto ingegnosa e del tutto originale.
Interventi di stacco e riadesione di porzioni di intonaco direttamente alla struttura muraria, senza ricorrere all’interposizione di un nuovo supporto rigido, sono praticati nell’ottocento per risanare quei difetti di adesione degli strati preparatori dove la presenza di marcate deformazioni dell’intonaco rendeva inapplicabile il tradizionale sistema di consolidamento mediante vincoli meccanici (chiodi o grappe).

Strappi
Le vicende conservative della cappella annoverano anche interventi di strappo, cioè interventi limitati alla rimozione della sola pellicola pittorica. Come gli stacchi (vedi) effettuati nella volta anche gli strappi hanno la funzione di saggiare l’asportabilità degli affreschi al fine di prevenirne la distruzione nel corso del secondo conflitto mondiale.
L’operazione ha riguardato solo due porzioni molto limitate di affresco – il tondo con Madonna e Bambino e una specchiatura in finto marmo – a causa degli esiti del tutto insoddisfacenti dell’intervento imputabili alla buona coesione tra pellicola pittorica e intonaco degli affreschi giotteschi.

Sgocciolature
Tra le voci relative agli interventi precedenti sono stati inclusi anche i danni prodotti da trattamenti non idonei, quali appunto le sgocciolature dovute alla percolazione di prodotti o materiali incautamente utilizzati nel corso di trattamenti di pulitura o consolidamento. In molti casi tali sostanze, o la loro successiva asportazione, hanno provocato la parziale o totale perdita degli strati pittorici sottostanti.

Abrasione/usura dell’intonaco
Fenomeni di usura dell’intonaco sono presenti in tutte quelle zone della cappella dove in passato si sono verificati danni da umidità, associati a processi di solubilizzazione del carbonato di calcio dell’intonaco, cristallizzazione dei sali solubili o dilavamento.

Residui di sostanze consolidanti
L’estensione e l’entità dei difetti di adesione e coesione degli strati pittorici della cappella ha comportato, nel succedersi degli interventi di restauro, un costante impiego di sostanze con proprietà adesive o consolidanti, sia di origine naturale che sintetica. Le alterazioni provocate da tali sostanze, variano in ragione della loro natura e delle caratteristiche di invecchiamento. Sono sia di ordine chimico fisico, quali contrazioni, irrigidimenti o riduzioni della naturale porosità della pellicola pittorica, sia di ordine estetico per la presenza degli strati ingialliti, opacizzati o traslucidi.

Annerimento delle applicazioni in metallo
Elmi spade ecc  nel bacio di Giuda: erano realizzati con lamine di stagno o argento posti direttamente sull’intonaco. Questi materiali si sono anneriti col tempo e quando il degrado continua addirittura cadono (come nella scena del noli me tangere).

Dilavamento dell’azzurrite
Si scopre con l’ultimo restauro, che  tutti gli azzurri o quasi venivano stesi con un pigmento chiamato azzurrite  che non reggeva l’azione della calce e perciò veniva steso a secco: è caduta in più punti per la sua fragilità, lasciando trasparire la preparazione cosiddetta a morellone.

SCOPERTE, CONFERME, CURIOSITÀ

Battitura di filo impresso (guida per la costruzione della cornice delle scene dipinte)

Battitura di filo impresso (guida per la costruzione della cornice delle scene dipinte)

Bittatura di colorato

Bittatura di filo colorato

Decorazioni a rilievo e a incavo

Decorazioni a rilievo e a incavo

Dettagli dipinti a olio e parti  a secco

Dettagli dipinti a olio e parti a secco

 

Immagine4

Simbologie tratte dai bestiari nel trono di Cristo (controfacciata)

Lacrime sul volto delle madri nella scena Strage degli innocenti

Lacrime sul volto delle madri nella scena Strage degli innocenti

Specchietti nell'aureola del Cristo Giudice (controfacciata) Qui l'articolo che ne rivela la funzione

Specchietti nell’aureola del Cristo Giudice (controfacciata) Qui l’articolo che ne rivela la funzione

CONSERVAZIONE

Come sottolineiamo spesso, agli interventi di restauro devono seguire precisi piani di conservazione, che permettano al pubblico di avvicinarsi alle opere.
Per questo è stato installato nel 2000 il Corpo Tecnologico Attrezzato (CTA), un polmone che protegge il ciclo di affreschi da un nemico sconosciuto ai tempi di Giotto: l’inquinamento.

Corpo Tecnologico Attrezzato

Corpo tecnologico Attrezzato

Purtroppo neanche questi  ritrovati sono sufficienti a mettere definitivamente al sicuro la Cappella: qui trovate un articolo tradotto dal Telegraph del 19 maggio 2012 con le preoccupanti operazioni previste dal piano urbanistico della città di Padova, decisa a costruire nella zona circostante un auditorium, un parcheggio multilivello e nientemeno che un grattacielo…
Non è difficile immaginare che ripercussione possa avere lo scavo delle fondamenta per queste opere sul drenaggio di falda di zona, probabilmente già compromesso (come si può vedere dalle immagini della cripta sottostante la cappella), come fa notare anche Chiara Frugoni (della quale per inciso segnalo lo studio “L’affare migliore di Enrico”, dedicato appunto alla cappella Scrovegni).

Fonti di immagini:
Giotto agli Scrovegni
Haltadefinizione
Fototeca Alphaconsult

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