Rane e rospi

Simbologie infernali: lussuria, gola, vanità, superbia

Rane e rospi sono molto simili e spesso nella simbologia occidentale sono due nomi di un’identica creatura; questo va tenuto presente nel leggere  il paragrafo del Fisiologo dedicato alla rana, dove nella distinzione tra rana d’acqua e di terra già si intravvede un duplice exemplum (positivo e negativo):

Esiste una rana terrestre e una acquatica. Il Fisiologo ha detto di quella terrestre che sopporta l’ardore del sole e la sua vampa infuocata: ma non appena la coglie una violenta pioggia, muore. La rana acquatica, invece, se viene fuor dell’acqua e la raggiunge il sole, subito si reimmerge nell’acqua.
I nobilissimi fedeli assomigliano a quella terrestre, perché resistono alla vampa della tentazione: ma se li coglie una pioggia violenta, muoiono. Coloro che appartengono al mondo sono invece rane acquatiche: non appena li raggiunge un tenue calore di tentazione o di brama, non vi resistono e si reimmergono nella voluttà degli appetiti sensuali.
(cit. da Il Fisiologo, a cura di F. Zambon, Adelphi, 1975)

incisione 16esimo sec proprietà ranaNell’exemplum negativo  della rana acquatica si affaccia la caratteristica che nel Medioevo verrà per antonomasia attribuita al rospo: “la voluttà degli appetiti sensuali”.

A ciò vanno aggiunti gli attributi di velenosità (già in Plinio il Vecchio) e di bruttezza, che legano il rospo all’idea di morte e dannazione (rane/rospi sono la seconda piaga d’Egitto di cui parla il libro dell’Esodo).

La loro natura corrotta e nociva farà di queste creature il simbolo dell’eresia, dell’avidità, del disgustoso trarre piacere dal peccato e dal vizio.

Ecco perché nell’arte il rospo simboleggia Satana e gli spiriti diabolici e nel Medioevo sono raffigurati specialmente nelle scene infernali di punizione dei dannati.

rospi bourges

Cattedrale di Bourges, portale del Giudizio Universale

Più in particolare, rospi e rane sono associate ai peccati di gola e di lussuria.

Nel primo caso spesso appaiono come orribile pietanza che viene servita ai golosi, come nell’incisione qui sotto, del XV secolo: i golosi vengono imboccati a forza della disgustosa vivanda da demoni che tengono loro la testa ben ferma afferandone la nuca o i capelli. Un tormento senza fine, come si desume dall’arrivo (sulla destra) di un altro piatto ricolmo di rospi e rettili.

Incisione del XV secolo in una miscellanea di testi religiosi, medici e astrologici

Incisione del XV secolo in una miscellanea di testi religiosi, medici e astrologici

Anche nei Sette peccati capitali di Bosch, ai golosi viene servito il cibo infernale di rospi e rettili; nella stessa opera un mostro anfibio avanza sul letto di una coppia lussuriosa.

sette peccati capitali bosch

Bosch, I sette peccati capitali, 1500-1525, Museo del Prado, Madrid –
Dettagli dell’Inferno: golosi e lussuriosi

Proprio nella rappresentazione dei  lussuriosi (ma sarebbe meglio dire lussuriose, perché nel Medioevo l’immagine dell’appetito carnale è femmina), serpi e rospi non mancano e spesso pendono dai seni o coprono il pube, dilaniandone le carni. Un esempio lo troviamo scolpito nell’abbazia di Saint-Pierre a Moissac (nella strombatura del portale sud), dove una dannata ridotta quasi a scheletro (come si vede dal costato ossuto) e dai gesti atterriti e doloranti ha i seni attanagliati dalle mascelle di due serpenti e il sesso divorato da un rospo. Alla sua destra un demone villoso e panciuto se la ride, sadico e soddisfatto.

Abbazia Saint-Pierre a Moissac, dettaglio della strombatura del portale, XII sec

Abbazia Saint-Pierre a Moissac, dettaglio della strombatura del portale, XII sec

Una personificazione della lussuria molto simile, anche se meno naturalistico, è quella di un capitello della chiesa di Riom-ès-Montagne, dove ai seni della donna si attaccano un serpente e un rospo.

Chiesa di Riom-ès-Montagne, capitello dell’abside

E ancora nel XVI secolo, la coppia Les amants trépassés (a lungo attribuita a Grünewald) ci rimanda a una macabra meditazione sulla vanità delle cose terrene e allusione alla drammatica fugacità della giovinezza e della vita.

Les amants trépassés, maestro di scuola tedesca, XVI sec, Musée des beaux arts di Strasburgo

Queste personificazioni, di forte impatto sullo spettatore,  dovevano istruirlo e incitarlo a una vita più conforme agli ideali di castità  e morigeratezza della Chiesa e della sua teologia; la donna era rappresentata nelle vesti della tentatrice, dello strumento del demonio, dell’incarnazione del peccato, della via verso la lussuria (proprio come Eva).

Se le donne abbondano, non significa che non esistano corrispettivi maschili, come nel portale della cattedrale di Strasburgo che illustra la parabola delle Vergini stolte:

Cattedrale di Nostra Signora di Strasburgo portale sud, dettaglio con le Vergini stolte

Un bel giovane dal vestito elegante e dal volto sorridente attrae l’attenzione delle vergini stolte, che lasciano spegnere il loro lume (le coppe che hanno in mano). Ma lo spettatore, a differenza delle ragazze, può vedere cosa si cela dietro la sua schiena; il mantello si apre in un largo squarcio che lascia uscire rospi e animali striscianti, a significare che la bellezza esteriore può celare l’animo più corrotto. Infatti il seduttore tiene in mano un pomo e lo offre con un gesto  che ricorda quello di Eva con il frutto dell’albero proibito.
Si tratta della rappresentazione della vanitas, un monito al fedele per non farsi irretire dalle tentazioni di ciò che è caduco ed effimero: i piaceri mondani e il corpo.
Poiché il destino ultimo della vanità è la putrefazione, rospi e serpi ben focalizzano questo concetto, essendo animali spesso associati alla corruzione della carne.

Ancora a far da allegoria alla vanità e alla superbia, il rospo  lo troviamo in un’altra opera di Bosch, in un dettaglio del Trittico delle Delizie, dove una donna seduta a terra con un rospo sul torace, si specchia nella terga di un demone (rappresentazione appunto del peccato di superbia), mentre dietro di lei una creatura con le fattezze da lupo le cinge la vita.

Bosch, Trittico delle delizie, particolare, 1500-1505, Museo del Prado, Madrid

Sempre alla superbia si riferisce questo altro dettaglio (Bosch, I sette peccati capitali), dove nuovamente troviamo rospo e specchio: il superbo è anche vanitoso e ama rimirare la propria immagine e pavoneggiarsi (credo che quello a sinistra della coppia sia non a caso proprio un pavone, simbolo di boria, lusso e alterigia).
Qui non c’è spazio per l’interpretazione: “Superbia” è scritto a chiare lettere sia nel cerchio centrale (dove è stigmatizzato dalla donna che si ammira in uno specchio tenuto fermo da un demone simile a un lupo), sia nella scena più piccola a lato, dove sono raffigurate le punizioni infernali di ciascuno dei sette vizi capitali (nella quale abbiamo già isolato le pene per golosi e lussuriosi).

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aa

Per la facoltà della loro pelle di secernere liquidi irritanti i rospi sono anche legati alle streghe, che li usano nelle pozioni oppure li allevano come “famigli” così come i gatti neri; i due animali si dice condividessero mansioni e appannaggi: avvertono la padrona degli eventuali pericoli, procacciano cibo e denaro e vengono inviati per procurare morte e disgrazie.

Incisione inglese del XVI secolo con una strega che nutre i suoi spiriti famigli –
Opuscolo inglese del 1589 con i rospi presso la forca dove son state impiccate le loro padrone

Infine, una citazione alla voce rospo dall’Enciclopedia dei Simboli di Hans Biedermann, giusto per chiudere con una nota positiva sulla simbologia di questo animale:
“Talvolta il rospo, come anche la rana, a causa della loro capacità alquanto evidente di trasformarsi, è stato associato alla sfera spirituale della resurrezione e della rinascita.”

Forse proprio questa metamorfosi tipica degli anfibi è alla base delle tante fiabe con ranocchi che si mutano in splendidi principi!

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