Il restauro dei bronzi

Corso Restauro: Secoli d’arte da sfogliare, Lezione 6

Le slide viste al corso sono disponibili qui

Il numero di originali in bronzo che ci è pervenuto è incomparabilmente ridotto rispetto alle statue che nel mondo greco e anche romano sono state prodotte, tant’è vero che noi studiamo i grandi bronzisti dell’antichità in base alle copie in marmo di epoca romana.

Gli esemplari giunti fino a noi si sono salvati in modo fortunoso:

  • perché occultati sotto le macerie di templi crollati, come l’Auriga di Delfi
  • perché erroneamente identificati, come la statua equestre di Marco Aurelio (scambiata per quella del primo imperatore cristiano Costantino)
  • perché affondati con la nave che li trasportava, come lo Zeus/ Poseidon di Capo Artemision o i Bronzi di Riace
  • per il loro valore simbolico, come i cavalli di San Marco

Questo perché i grandi bronzi sono stati fusi durante il medioevo per riutilizzare il metallo, diventato rarissimo, per fare monete, stoviglie e altri oggetti di uso quotidiano.

Noi ci siamo occupati in particolare dei bronzi di Riace.

bronzi di riace restauro

Il loro restauro è particolarmente interessante perché lo svuotamento del materiale anticamente servito per modellare le figure (la cosiddetta “terra di fusione”), una volta studiato nella sua composizione, può raccontarci qualcosa in più sulla loro provenienza.
La composizione geologica dell’argilla al loro interno, residuo dell’anima interna delle statue, esclude, per esempio, una provenienza da Olimpia, mentre la città di Corinto è compatibile con la terra della statua Β (conosciuto come “il vecchio”) e quella di Atene con la terra della statua A (“il giovane).

Quella dei bronzi di Riace, nel 1972, fu una scoperta sensazionale; in merito segnalo il libro di Giuseppe Braghò, “Facce di bronzo”, 2008, Pellegrini Editore di cui abbiamo parlato a lezione (per un sunto dell’ipotesi di una rapina delle armi e di un terzo “fratello” scomparso si veda qui).

Come venivano realizzate le statue di bronzo? 

Ogni statua in bronzo è in primis un modello in cera: esso racchiude tutto il momento artistico di creazione, ideazione e progettazione dell’opera, infatti la fusione non è che l’elaborazione meccanica, il cambio di medium di quel modello in cera.

TECNICHE DI FUSIONE  A CERA PERSA:

3 PROCEDIMENTI:

1 FUSIONE PIENA
Questa tecnica è adatta solo per piccoli lavori, perché altrimenti troppo costosa e pesante per la quantità del materiale impiegato.
La statua viene modellata in cera e sopra di questa viene creata una copertura di argilla; facendola cuocere, la cera si scioglierà, defluendo via da appositi scoli: resta il negativo in terracotta, in cui viene colato il bronzo (a gettata piena). Una volta solidificato, si rompe la terracotta per il liberare la statua.

2 FUSIONE A CERA PERSA  metodo diretto
Si parte da un’anima in argilla (che abbozza grossolanamente la figura), magari a sua volta sostenuta da un traliccio interno (armatura) se la statua è di grandi dimensioni. Su quest’anima vado a modellare la statua in cera, rifinita con tutti i particolari.
La successiva fase di lavoro consiste nel sistemare la rete di canali per l’entrata del metallo e l’espulsione dei gas. Ciò avviene collocando bastoncelli di cera nelle zone più idonee in modo da impedire il formarsi di bolle e sacche d’aria e in modo da facilitare la distribuzione del metallo liquido anche nelle zone più piccole (per esempio i riccioli della barba).
Si procede poi coprendo il modello ed i canaletti con un involucro esterno di terra.
Questa è riportata a strati, cominciando con terra molto fine adatta a riprodurre fedelmente tutti i particolari della cera e proseguendo poi con terra più grossolana, in modo da ricoprire completamente tutti i canali.
Dopo aver lasciato ben asciugare il tutto all’aria, si riscalda e si cuoce tutta la massa per togliere ogni residuo di umidità e allo stesso tempo per eliminare la cera (fatta defluire da appositi canali): in quell’intercapedine verrà colato il bronzo fuso.

3 FUSIONE A CERA PERSA  metodo indiretto
È l’unico che permette una riproduzione in serie, perché permette di conservare lo stampo.
Si realizza modello in argilla e su di esso si plasma una forma in gesso a tasselli, cioè formata da pezzi smontabili. Una volta solidificati, si smontano i tasselli in gesso e li si ricompone a parte: la loro superficie interna viene spalmata di cera e il vuoto restante lo si riempie con l’anima di argilla. Una volta smontati i tasselli, si ottiene la forma della statua, che si riveste di argilla, per poi proseguire come sopra (cottura che fa defluire la cera e colata del bronzo).

Qualunque sia il metodo adottato, segue una fase di rifinitura, anche molto lunga, nella quale si eliminano le parti in eccesso, le sbavature, si svuota della terra refrattaria e si procede a colmare eventuali lacune con tasselli di lamina di bronzo.

Altrettanto importante è la patinatura: con il tempo il bronzo acquista, per un processo di ossidazione, una sorta di incrostazione, la patina (verde, nera, bluastra) che è poi quello che fa bello il bronzo. Gli artisti simulavano artificialmente il passare degli anni e la formazioni di queste patine con una lavorazione finale delle statue bronzee, la patinatura appunto, fatta attraverso trattamenti con oli e cere, come ci testimonia il Vasari:
«Questo bronzo piglia col tempo per se medesimo un colore che trae in nero, e non in rosso come quando si lavora. Alcuni con olio lo fanno venire nero, altri con l’aceto lo fanno verde, et altri con la vernice li danno il colore di nero, tale che ognuno lo conduce come più gli piace»

Rodin Pensatore patine

Esempi di diverse patine sul Pensatore di Rodin (Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen – National Museum of Western Art, Tokio – Museo Rodin, Parigi – Ny Carlsberg Glyptotek. di Copenaghen, esterno)

Come per i marmi, anche i bronzi in passato subivano restauri integrativi, secondo un’ottica più estetica che scientifica, come è successo alla Minerva di Arezzo e alla Chimera d’Arezzo (Museo Archeologico Nazionale di Firenze), entrambe “restaurate” da Francesco Carradori, il quale alla prima aggiunse il braccio destro e alla seconda la coda di serpente (con la scelta iconograficamente bislacca di autoinfliggersi un morso che, lo testimoniano per esempio le monete, doveva piuttosto essere diretto al nemico Bellerofonte).

Lasciando i bronzi antichi per venire alle soglie del Rinascimento, abbiamo parlato della Porta del Paradiso, ideata da Ghiberti per il Battistero di Firenze (ora in una teca del Museo dell’Opera del Duomo) e del David di Donatello (al Museo del Bargello).

Diversa la storia che ha condotto  alla scelta di colare in bronzo le statuette di cera e terracotta trovate nello studio di Degas alla sua morte nel 1917, fra le quali la famosa Petite Danseuse de quatorze ans, le cui diverse copie sono distribuite nei musei del mondo.

3c57523eb077def0c4de08865daee3e5Su concessione degli eredi, la statua di cera diventa bronzo, perdendo molto dell’originale carica iperrealistica voluta dall’artista (che l’aveva esposta alla mostra impressionista del 1881 colorata con tonalità naturali, pettinata con capelli autentici, vestita con un tutù e con delle vere e proprie scarpette, alla  Madame Tussauds). A raccontarci il modellato originale restano i dettagli del volto e dei capelli, che conservano rifiniture dove il materiale originario, la cera, si lascia spiare.

Benvenuto-Cellini-PerseoInfine, riporto qui il video del restauro del Perseo di Cellini; come narra lo scultore nelle pagine della sua autobiografia (“la vita di Benvenuto Cellini Fiorentino scritta per lui medesimo in Firenze”) la fusione ebbe momenti drammatici che, pur brillantemente superati, hanno lasciato tracce rilevate in occasione di questo restauro:

 

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