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Il Green Man

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Continua il viaggio tra le figure seminascoste in capitelli, mensoline o volte delle chiese medievali.

Sbirciando sarà capitato a tutti di vedere strani volti circondati da motivi vegetali: uomini che sputano rami e foglie da bocca o narici o i cui capelli si trasformano in fronde.
Questo motivo abbastanza frequente è conosciuto come Green Man (letteralmente: Uomo Verde), ma questo nome è convenzionale, nel senso che descrive la raffigurazione, ma non aggiunge informazioni sul suo significato originario, sul quale il tempo ha steso il suo velo e sul quale si possono solo fare congetture (salvo volerlo trattare come semplice motivo decorativo).
La coniugazione in unica immagine di  forma umana e vegetale evoca l’idea di una relazione tra uomo e mondo naturale, cosa che suscita interesse se il contesto è il luogo sacro di una chiesa. Continua a leggere

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Bacco (tabacco) e Venere

Passando da un sito all’altro, oggi ho scoperto un sito interessantissimo per chi come me ama indagare fra gli aspetti curiosi dell’arte medievale. Si tratta di beyond-the-pale.org.uk dove si raccoglie un repertorio di immagini insolite scolpite nei capitelli e nelle mensole delle chiese medioevali francesi.

Fra le pieghe dell’austerità, il Romanico sa stupire con inattese raffigurazioni molto esplicite e carnali in un contesto (quello di un luogo di culto) in cui tutto dovrebbe indurre all’elevazione spirituale.

Église Saint-Blaise, Givrezac (Charente-Maritime)
Église St-Maurice, Béceleuf (Deux-Sèvres)

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Mani parlanti: dire, benedire, comandare, argomentare

Nell’arte alto medievale non erano i volti e i visi a esprimere sentimenti o moti interiori dell’anima, ma il linguaggio dei gesti, del corpo e delle mani.

È un vocabolario nascosto ma efficace: come fa notare Chiara Frugoni in La voce delle immagini: pillole iconografiche dal Medioevo, dal quale traggo ampio spunto, nelle rappresentazioni teatrali Arlecchino recita col volto coperto da una maschera, ma riesce ugualmente a comunicare allo spettatore le proprie emozioni. Come? Con i gesti e i movimenti del corpo.

Per ascoltare la voce delle immagini, allora, guardiamo le mani. Uno dei gesti sicuramente più diffusi è quello del dire: chi tiene la mano destra con anulare e mignolo piegati, sta parlando. Basta che sia più di un personaggio a fare questo gesto ed ecco una conversazione, come in questa miniatura con Enea e Didone.

Enea e Didone a banchetto, miniatura, VI sec, Biblioteca Apostolica Vaticana

Sia la regina (al centro), sia il suo ospite (alla sua destra) hanno anulare e mignolo abbassati. Secondo l’Eneide, infatti, durante un banchetto offerto, Didone chiede all’eroe di narrare la sua storia e lui inizia il racconto.

Il medesimo gesto è tipico degli angeli annuncianti, come si vede per esempio in questa tavola di Duccio, dove Gabriele che si rivolge alla Vergine.

Duccio di Buoninsegna, Annunciazione, dettaglio,1307-11, National Gallery, Londra

Questo  gesto della mano parlante ha una variante (diffusa nelle aree di influenza bizantina)di identico significato, dove le punte di anulare e pollice si toccano fra loro, formando un anello.

Il Cristo Pantocratore che parla al fedele dall’alto dell’immensa abside d’oro del duomo di Cefalù ha proprio questo atteggiamento.

Pantocratore, VI sec., Duomo Cefalù

Senza aprire bocca, Cristo parla mentre con la sinistra tiene aperto un libro; guidato dalla sua mano parlante, l’osservatore medievale sapeva così dove leggere le parole che stava mutamente pronunciando (trad. Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita).

Solo più tardi, dopo il Mille, questa posizione delle dita assumerà il significato generale di benedizione.

Se è la somma autorità a parlare, dunque quella parola è legge: la mano parlante esprime un comando se puntata con autorità. Così sembra suggerire l’angelo Gabriele in quest’opera del Beato Angelico indicando Maria con la destra, mentre con la sinistra indica la fonte del comando, il Dio che sta nel cielo.

Beato Angelico, Annunciazione, 1430 ca, Museo Diocesiano di Cortona

Re e imperatori copieranno questo gesto, appropriandosi del suo significato; eccoci di fronte a uno dei casi in cui il potere temporale mutua i gesti di quello spirituale: la mano parlante di Dio che comanda diventa simbolo tradizionale del potere regio nella “mano di giustizia”. Una citazione così forte e dal richiamo così  potente da essere voluta come insegna ancora da Napoleone.

Mano di giustizia, Louvre – Ingres, Napoleone sul trono imperiale, 1806, Musée de l’Armée, Parigi

Un ultimo gesto particolarmente interessante del conversare con le mani è quello della disputatio: pollice e indice della mano destra afferrano l’indice della sinistra, come a enumerare contandoli sulle dita i punti chiave di un’argomentazione.

Pinturicchio, Disputa di Santa Caterina d’Alessandria con i filosofi, dettaglio,1492-1494, Roma, Vaticano, Appartamento Borgia – Dettaglio del Trionfo della morte, 1485, Chiesa di Clusone – Caravaggio, San Matteo e l’angelo, 1602, San Luigi dei Francesi, Roma

Nel primo dettaglio, Santa Caterina d’Alessandria disputa con i filosofi che le erano stati mandati per distoglierla dalla fede in Cristo. La giovane sta enumerando le proprie ragioni e disserta tanto bene da riuscire a convertirli (questo non basterà a salvarla dal suo destino di martire).

Nell’immagine sottostante chi discetta è un filosofo, che cerca di convincere definitivamente un incredulo re dell’ineluttabilità della fine (il contesto è una macabra rappresentazione del Trionfo della Morte, che miete le anime senza riguardo per le classi sociali, un tema molto diffuso nel Trecento).

Nell’ultima immagine, infine, San Matteo scrive il suo Vangelo, ispirato da un angelo apparso alle sue spalle che, con un gesto, sembra elencargli i fatti che dovrà narrare nel testo.

Siamo ormai ben oltre il Medioevo.

Ma possiamo fare un passo ancora. Dimentichiamo la mano sinistra e isoliamo la mano destra dell’angelo e del filosofo: quell’anello formato da pollice e indice lo si vede fare ancora oggi ed altro non è che la sopravvivenza (semplificata) del gesto della disputatio.

Scommetto che non avete bisogno di altro per immaginare di cosa stanno “disputando” i personaggi delle foto qua sotto!

Per delle recensioni al libro della Frugoni, che consiglio vivamente per l’acutezza e la semplicità dell’esposizione, potete cliccare qui e qui.

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