Archivi categoria: Razze esotiche

Amyctyrae, Astomi e Brachistomi

La bocca: i mostri per ipertrofia o assenza

L’umanità mostruosa medievale spesso è tale per una qualche deformità fisica che la contraddistingue: raggruppo di seguito le razze esotiche che pongono l’enfasi sulla alterazione (in eccesso o in difetto) delle proporzioni della bocca.

Amyctyrae
Gli Amyctyrae (letteralmente scontroso, poco socievole) sonouna popolazione africana caratterizzati da un ampio labbro inferiore (nelle descrizioni talvolta è il superiore) talmente grande da poter essere usato come ombrello per ripararsi dal sole.

Amyctyrae

Astomi o Gangines (dal momento che abitano le sorgenti del Gange)

Gli Astomi sono privi di bocca e vivono esclusivamente di profumi di fiori, frutti (specialmente le mele) e radici, che portano sempre con loro. Un cattivo odore è in grado di ucciderli. Sono designati anche come “annusatori di mele” (Plinio, Naturalis Historia) o come Pytan (Mandeville, Viaggi).

Astomi- Gangines
Una variante di questo popolo senza bocca sono i  Brachistomi (gr. brachýs = breve + stoma -atos = bocca) i quali al posto della bocca hanno appena un piccolissimo foro e perciò si nutrono solo attraverso una cannuccia.

brachistomi Kaspar Schott, Physica Curiosa 1662

Questi sono due casi in cui si può tentare una spiegazione sull’origine della leggenda della loro esistenza.
Nel caso degli Amyctyrae, è possibile che viaggiatori del tempo si siano spinti in zone ancora oggi abitate da  una etnia come quella dei Mursi (Etiopia meridionale), le cui donne ancora oggi fanno uso di un disco labiale, un ornamento che segnala il passaggio all’età adulta. La deformazione labiale conseguente può benissimo essere stata riportata come fenomeno mostruoso caratterizzante un’intera razza umana.
Nel caso degli Astomi, è stato ipotizzato che il loro mito sia collegato all’usanza di alcune tribù himalayane di annusare frutta o foglie odorose per allontanare il mal di montagna (nausea, cefalea e malessere comune a altitudini elevate).

Fonte: J. B. Friedman, The Monstrous Races in Mediaeval Art and Thought

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Uomini Selvaggi

In impenetrabili foreste, trovando riparo in grotte o tane lontane dai centri abitati e dalla civiltà, vive l’Uomo Selvaggio, personificazione della natura prima che la terra venisse conquistata dagli uomini civilizzati. Appartiene alle razze umane mostruose dell’immaginario medievale: la loro mostruosità consiste nella prorompente animalità, che li relega a uno stato bestiale.
Non indossano vestiti, sono ricoperti di peli e spesso sono rappresentati con in mano un bastone rudimentale o una clava (che ancora oggi è il tipico attributo dell’uomo primitivo, basti pensare ai Flinstones).
Come dicevo, le caratteristiche fondanti sono l’isolamento e la nudità; è interessante notare come vengano interpretate in ottica cristiana come sintomo di una possessione diabolica. Proprio queste due caratteristiche, infatti, sono attribuite all’indemoniato salvato da Gesù nel vangelo di Luca, che ricorda un uomo selvaggio che «da lungo tempo ormai non indossava abiti; e non abitava più nelle case ma nelle tombe»; quando Gesù scaccia i demoni, egli finalmente rinsavisce e si veste.
Ma non c’è solo un’interpretazione negativa: a parte il mito specifico, l’Uomo Selvatico arriva a denotare la parte naturale che è in ciascun uomo, il suo selvatico interiore. L’uomo, infatti, è fatto dell’unità inscindibile di carne e spirito, due componenti in contrasto che fondano il mistero dell’essere umano.
Nelle raffigurazioni di questo soggetto nelle chiese, queste accezioni possono benissimo convivere: l’Uomo Selvaggio è nello stesso tempo il monito a non lasciare che la bestialità assalga il fedele (rendendolo facile preda del Diavolo), la rappresentazione di un popolo lontano che ancora attende il messaggio (civilizzatore) di Cristo e l’archetipo di originaria unità con la natura (si veda il Green Man)

Arazzo, Victoria and Albert Museum, Londra

 

Uomo selvatico a Sacco di Cosio Valtellino (Val Gerola), XV secolo
“Ego sonto un homo salvadego per natura, chi me ofende ge fo pagura”

Sei proprio un troglodita!

La bestialità denota anche un’altra razza esotica, che trova dimora nelle caverne del deserto etiopico (e con Etiopia s’intendevano tutte le terre a sud dell’Egitto, confine del mondo conosciuto): i Trogloditi.
Il nome deriva dal greco da trogle (caverna) e dyein (entrare): il Troglodita è il cavernicolo. Va da sé che chi vive nelle grotte non può che essere rozzo e incivile (come il precedente Uomo Selvaggio) e in tale accezione arriva all’italiano moderno.
L’incapacità di esprimersi attraverso un linguaggio articolato è il discrimine che segna la loro animalità.

Ricordo en passant che la parola “barbaro” (dal greco bàrbaros, poi passato al latino) è onomatopeica: sono barbari coloro che anziché esprimersi nella Lingua per antonomasia (il greco!) emettono suoni inarticolati che sembrano balbettii.
Questo perché i suoni prodotti da una lingua straniera spesso appaiono talmente strani da non essere considerati una vera e propria forma di comunicazione! Così i Cinocefali abbaiano e i Trogloditi, che secondo Plinio si nutrono di serpenti, sono in grado al massimo di sibilare (questo darà da riflettere ai cultori di Harry Potter!)

In compenso i Trogloditi hanno grandi abilità nella caccia e così li vediamo rappresentati nel bestiario qui sotto. Sono velocissimi e catturano gli animali, anche senza armi, balzando loro in groppa.

Troglodita, da un bestiario francese del XIIIsec.

Concludendo il discorso sugli uomini selvatici, non si può non notare un residuo si queste credenze nel mito dello Yeti (Asia) e del Bigfoot (Nord America), che si basa sull’ipotesi di sopravvivenze di precursori dell’uomo o di esseri umani primordiali non ancora estinti.
Secondo l’Enciclopedia dei simboli, di Hans Biedermann «le apparizioni occasionali di impronte conferiscono a quelle figure, di solito inafferrabili, una parvenza di realtà […] Gli studiosi delle religioni sono dell’avviso che si tratti di fantasie, non ancora scomparse dalla memoria dell’uomo, concernenti spiriti naturali protettori del bosco e della macchia».

Segnalo un interessante articolo di Antonello Vanni che esplora, attraverso la prospettiva di Pasolini, Gesù come Uomo Selvatico

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Il mondo sottosopra: uomini agli antipodi

Ebbene sì: che la terra non fosse piatta si sapeva già nell’antichità; ce lo dice Tolomeo, vissuto nel II, ma lo avevano capito anche Platone, Aristotele e Archimede.
Dopotutto se anche Dante entra nell’imbuto infernale e esce dall’altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, significa che sapeva benissimo che la terra era sferica.
Dimentichiamo quindi il mito che vede nel viaggio di Colombo la volontà di dimostrare che la terra è rotonda, perché già era un concetto perfettamente assodato (le obiezioni che gli venivano mosse erano di altro genere: calcoli precisi ritenevano che la terra fosse più ampia di quanto credesse il nostro genovese e quindi fosse impossibile circumnavigarla attraversando un oceano che, si credeva, andava dall’Europa all’Asia).
Il dibattito sugli antipodi riguardava più che altro il fatto se fossero abitati o meno. Si riteneva infatti che essi fossero separati dalle terre dell’emisfero settentrionale da un grande oceano e che il clima torrido nella zona equatoriale rendesse impossibile la sopravvivenza, rendendo così gli antipodi irraggiungibili.
Quanto alla prospettiva cristiana, poi, era difficile conciliare l’idea di popolazioni che si immaginava abitassero territori irraggiungibili, con la visione di un’umanità discendente da un’unica coppia (Adamo ed Eva) e redenta da un solo Cristo.

Antipodi e Ambari

Fatto sta che, se si immaginano gli abitanti della parte opposta del globo, logicamente questi vivranno a testa in giù.
Nascono così gli Antipodi, intesi come popolo leggendario del tutto simili a noi, eccetto che per la specularità inversa dei ritmi stagionali che caratterizzano il loro emisfero. Così li raffigura il Maestro delle metope del Duomo di Modena (mi chiedo se è per sottolineare l’antinomia che sceglie di scolpire un uomo e una donna: il rovescio della stessa medaglia, i sessi opposti, appunto).

Metopa del Duomo di Modena, XII sec., Museo Lapidario

Ma c’è di più: il nome deriva dal greco “antipous” che significa “piedi” (-pous) “opposti” (anti-).
Di questi “piedi opposti” si può dare una duplice interpretazione: piedi opposti ai nostri perché appartengono a chi cammina sul lato opposto della terra (come abbiamo visto fare agli Antipodi) oppure opposti nel senso di rivolti nel senso contrario al nostro, come se la caviglia fosse torta di 180 gradi.
Per via di questa seconda lettura, a volte gli Antipodi sono rappresentati con i piedi girati, andando a coincidere con un’altra razza umana mostruosa già presente nella mitologia romana: gli Ambari (o Abarimoni), caratterizzata proprio dai piedi con otto dita rivolti all’indietro rispetto alle gambe.

Mappa di Hereford, XIII sec., Cattedrale di Hereford

Se per loro il sole sorge quando per noi tramonta ed è estate quando per noi è inverno, probabilmente Antipodi e Ambari sono da leggere come simbolo del mondo alla rovescia.

Qui trovate altre informazioni e riferimenti più specifici sul mondo a testa in giù e i suoi abitanti.

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Uomini ai confini del mondo: creature esotiche nell’abbazia di Vézelay

La basilica di Santa Maddalena a Vézelay, in Borgogna è uno dei luoghi più sacri sulle rotte del pellegrinaggio francesi; per le persone in viaggio per Gerusalemme e per Santiago de Compostela era punto di sosta obbligato. Costruita in origine come luogo di culto per le reliquie di Maria Maddalena, nell’XI secolo, è anche il luogo in cui san Bernardo predica la Seconda Crociata nel 1146 e da dove re Riccardo Cuor di Leone e Filippo II partono per la Terza.

Noi ci fermeremo alla soglia, per appuntare l’attenzione sul ricchissimo portale centrale.

Proprio qui, all’entrata, il pellegrino di nove secoli fa sollevava gli occhi verso il timpano dove troneggia un grande Cristo dalle braccia spalancate nell’atto di inviare gli apostoli, raggruppati intorno a lui, a predicare il Vangelo nel mondo (così come si legge in Matteo: «Andate, dunque, e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».)

Per farlo, si dovranno spingere ai quattro angoli della terra, fino ai confini del mondo, fino alle rive invalicabili dell’oceano, che qui è rappresentato sinteticamente nel bordo ondulato che li circonda. Dovranno affrontare paesi mai visti, popoli esotici, genti lontane dalle strane abitudini e dalle strane fattezze.

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Cinocefali: gli uomini-cane

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Corpo di uomo e testa canina, i Cinocefali sono collocati dall’immaginario medievale nell’estremo  oriente del mondo allora conosciuto. Questa razza straordinaria è descritta così nel Liber Monstrorum (un compendio di creature meravigliose del VII secolo) : «E si dice che ancora in India nascano i cinocefali, che hanno teste di cane e corrompono ogni parola che dicono pronunciandola fra latrati; e mangiando carne cruda più che agli uomini sono simili alle bestie».

Quest’ibrido di due nature di certo poneva diversi interrogativi al cristiano del Medioevo, primo fra tutti se abbiano un’anima e quindi abbiano diritto alla salvezza. Secondo l’artista del portale di Vézelay parrebbe di sì, ma l’immagine che posto dà una certezza in più. Si tratta di un’icona di San Cristoforo, che l’agiografia ricorda come un cinocefalo convertito al Cristianesimo.
Perché proprio San Cristoforo, il santo che conosciamo attraverso la Legenda Aurea come il trasportatore di Cristo?
Probabilmente proprio il suo mestiere ha fatto sì che il santo venisse associato (specie in Oriente) a un altro ben più antico traghettatore: Anubi, il dio egizio dalla testa di sciacallo. Infatti, come San Cristoforo traghetta Gesù bambino, portandolo sulle spalle, da una riva all’altra di un fiume, così  Anubi accompagnava le anime dal regno dei vivi a quello dei morti.

Quanto al messaggio del nartece di Vézelay, che raffigura i Cinocefali fra i popoli cui portare la parola di Dio, ci sarebbe ancora qualche riflessione da fare… In un’epoca segnata dalle Crociate, non era forse molto più facile guadagnare consensi a favore della Guerra Santa se gli infedeli erano rappresentati come mostri piuttosto che come persone?

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